Un tavolato calcareo biancastro, rude nell’aspetto forse anche per la sua età, si offre agli occhi dei visitatori in tutta la sua onnipresenza: gran parte del territorio ibleo infatti, è caratterizzato da questa roccia che lungo la sua estensione si presenta fratturata e corrosa.

E sono proprio queste fratture, enormi e profonde a caratterizzare la morfologia dell’altipiano ibleo: cave e canyon, profondamente incisi in milioni di anni, si dipartono a volte ripidi e scoscesi, tipo falesie, a volte dolci e collinari, fino a raggiungere il letto di quel fiume che li ha precedentemente erosi.

E tra il brullo altipiano, dove il sole batte ed arde tutto l’anno e le pareti delle cave, dove l’acqua disseta la terra, la flora cambia completamente aspetto. Una lussureggiante vegetazione, nata e cresciuta tra le strette e profonde gole, nasconde tra le sue fronde una storia di civiltà che si perde nel tempo.

Dalle piccole grotte rupestri, dell’età del bronzo, fino a cimiteri ipogei di età bizantina ed ancora i piccoli mulini ad acqua che tutt’oggi sono adagiati, silenti, lungo le sponde del vecchio torrente: tutti segni indelebili di popoli che si sono insediati in un territorio neanche troppo ospitale, ma nel quale sono riusciti a creare una simbiosi perfetta tra natura e necessità antropiche.

Si conservano così, tra le pieghe di queste rocce, le tracce della storia millenaria degli Iblei.

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