Terra fertile, la Sicilia. Granaio d’Italia, una volta. Terra di grandi boschi, di frutteti, di giardini di agrumi.

Alberi secolari ne raccontano la storia. Sulle loro cortecce, indurite e sacre, si sono posate le mani dei pastori, hanno riposato greggi e mandrie; sotto le loro folte chiome hanno lottato Fenici, Greci, Romani e Bizantini. Gli Arabi ne hanno utilizzato i frutti, i Normanni ed i Francesi ne hanno apprezzato i pregiati tronchi.

Sono gli alberi di Carrubo, di Olivo e di Mandorlo. Piante autoctone della Sicilia, privilegiate abitanti degli iblei.

Hanno sfamato uomini ed animali, hanno riscaldato i freddi inverni, hanno condito il pane, hanno aggiunto dolcezza ai loro pasti.

La carruba, frutto dalle mille risorse, utilizzato in cucina, in pasticceria, in farmacia: nella sola provincia di Ragusa si coltiva il 70% della produzione nazionale di carruba.

L’oliva, frutto prezioso, ha regalato a questa terra uno dei prodotti più rinomati d’Italia: l’Olio Dop Monti Iblei.

E la mandorla, quando non colora più il cielo di marzo con i petali bianchi dei suoi fiori, diventa ingrediente indiscutibile di una delle pasticcerie più ricercate del mondo.

Alberi generosi, spesso selvaggi e poco esigenti. Sono gli alberi della memoria più genuina degli iblei.

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