testaNuccia e Pina sono cugine e oltre alla parentela sono fortemente unite dalla passione per la buona e tradizionale cucina ragusana. Protagoniste indiscusse di un appuntamento culinario che vedrà le antiche specialità gastronomiche del territorio ibleo, rinascere per prendere la via del fuoco e finire sulla nostra e speriamo anche vostra tavola.

Mentre le mani di Nuccia mescolano la farina e l’acqua, la sua voce ci racconta di un’epoca che non c’è più ma che è ancora viva nei suoi riDSC_5150cordi :” la pasta veniva fatta giornalmente, era un’abitudine, anche perchè non avevano il congelatore, la massaia di una volta che non aveva a disposizione la pasta confezionata, la faceva utilizzando solamente della buona farina  di grano duro, acqua e un pizzico di sale. La farina era integra, cioè manteneva la crusca e la parte nobile della farina “.   Questa farina viene prodotta con la molitura a pietra del grano duro siciliano. Questo tipo di molitura è possibile solo con il grano duro siciliano perchè privo, generalmente, di mico tossine (muffe estremamente dannose per l’uomo, bambini e anziani). Con questa molitura non avviene nessuna raffinazione nella trasformazione del grano in farina, che perciò mantiene tutte intere le sue proprietà nutrizionali presenti naturalmente nel grano.

Darà origine alla  pasta semplice senza uova, quella che abitualmente compriamo al supermercato in forma secca e che si presta aDSC_5138d essere consumata tutti i giorni. Se fino ad ora avevate creduto, come me, che fare la pasta fosse una cosa riservata ai più esperti, grazie a Nuccia vedrete che non è così. Preparare la pasta in casa non è solo semplice, ma anche divertente e appagante, sia per il palato che per lo spirito.

“Quando metti a fontana la farina man mano che la si lavora ci si rende conto se l’impasto è morbido, deve risultare omogeneo  e poi la stiriamo con il mattarello e diventa una sfoglia”.  Per una decina di minuti e con una certa energia le mani di Nuccia lavorano l’impasto fino ad ottenere un bel panetto sodo che diviene subito dopo e quasi per magia, un sottile cerchio dallo spessore minimo. Ed è allora che Nuccia ci spiega le forme che può assumere a seconda di come si arrotola la sfoglia ( detta “Pinna” ) e la si taglia.

“Con questa pasta si fanno i quadrucci e i tagliarini. I quadrucci sono da fare in brodo, mentre i tagliarini si accompagnano con le fave, ceci  e altri legumi, ma anche con i cavoli, ed è ottima con la ricotta. È un buonissimo primo piatto” ci assicura Nuccia, rinviandoci al prossimo appuntamento con un altra bontà ragusana.

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