testaNuccia e Pina sono cugine e oltre alla parentela sono fortemente unite dalla passione per la buona e tradizionale cucina ragusana. Protagoniste indiscusse di un appuntamento culinario che vedrà le antiche specialità gastronomiche del territorio ibleo, rinascere per prendere la via del fuoco e finire sulla nostra e speriamo anche vostra tavola.

DSC_6122Anticamente i “ciazziti” ( da ciazza nel dialetto ragusano che significa piazza) erano una sorta di pasta  che veniva preparata solo da chi abitava nei palazzi che si affacciavano sulla piazza di Ibla.  Solo i nobili quindi, erano soliti preparare questa leccornia, caratterizzata da un simbolo della casata di appartenenza, pressato sulla pasta durante la lavorazione.

I contadini invece, ci racconta Nuccia: “Come tradizione vuole, questa pasta veniva cucinata solo per una festa speciale, perché veniva accompagnata con lo stufato di maiale e la carne per le famiglie contadine rappresentava un vero lusso. In occasione del riconoscimento ufficiale della futura sposa, ovvero della “zita” che in dialetto ragusano è la fidanzata, prossima alle nozze, il futuro marito veniva invitato a pranzo a casa della sposa e lo si onorava con questo piatto, che necessitava di molta pazienta, in questo modo si sottolineava l’ importanza dell’evento. Nel tempo questa usanza si è persa,  ma il legame con il senso di festa è rimasto. Infatti, ai giorni nostri, si cucinano per la festa di carnevale e oggi per chi ama la tradizione, il piatto tipico del carnevale sono gli ziti dalla forma particolare. DSC_6165La pasta è  fatta con uova, farina e acqua, si procede all’impasto e una volta ottenuta la sfoglia la si taglia prima in strisce e poi a pezzetti di 3/4 cm, che singolarmente vengono attorcigliati al dito, facendogli assumere la forma di un ditale grosso tanto quanto la falange delle dita che lo lavorano”.   ( Per 4 persone le dosi sono: 3 etti di farina, tre uova, un pizzico di sale e acqua quanto serve).
“Questi ziti poi vengono conditi con l’abbondante sugo di quest’umido ottenuto con la carne di maiale, pomodoro e alloro. ”

Le nozze, dunque sono ed erano un evento importante nella vita di ogni individuo, considerate come un rito di inizio, costituiscono un ottimo campo per scoprire le unicità e le similarità di un popolo tanto vario. Comparando un passato non tanto lontano e prendendo appunto il modello dei contadini ragusani con la DSC_6147realtà di oggi, possiamo renderci conto di quanto è cambiata la società nel corso di un solo secolo. Certamente ai giorni nostri, abbiamo più opportunità per festeggiare e alcuni piatti legati solo alle grandi occasioni, sono diventati più accessibili e ricorrenti. Resta il fatto che il passato fa parte dell’eredità di tutti noi, influenza il presente, la vita e in questo caso anche la buona tavola.

“La lavorazione degli ziti, richiede molto tempo e oggi tramandarli alle nuove generazioni è una sorta di impegno culturale, – ci dice convinta Nuccia – pur sapendo che il tempo da dedicare alla cucina è molto poco, sento il dovere di trasmettere ai miei nipoti il risultato della contaminazione che questa terra ha subito in passato. È stata luogo d’incontro di culture diverse come quella greca e araba e quella italica e normanna. Questo ha influito molto nella cultura ragusana ed, in particolare, la cultura gastronomica ragusana. D’altronde è solo questione di un po’ di manualità e passione”. Sorride mentre bacia la nipotina che le è stata accanto per tutto il tempo della preparazione.

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